Salute mentale nell’Islam: fede, pazienza e speranza

5 chiavi per affrontare il dolore con fede e speranza

Salute mentale nell’Islam: 5 chiavi per affrontare il dolore con fede e speranza

Introduzione

Negli ultimi anni, il tema della salute mentale nell’Islam è diventato sempre più rilevante. Ansia, depressione, stress e senso di smarrimento colpiscono molte persone, musulmani compresi, soprattutto in contesti dove fede, identità e pressioni sociali possono entrare in conflitto.

All’interno delle comunità musulmane, parlare di benessere mentale secondo l’Islam non è sempre semplice. Chi soffre può sentirsi giudicato, frainteso o colpevolizzato, come se la difficoltà psicologica fosse segno di una fede debole. Questo silenzio, però, non guarisce: isola.

L’Islam non nega la fragilità umana, né minimizza la sofferenza interiore. Al contrario, riconosce l’essere umano nella sua completezza — corpo, mente e spirito — e offre strumenti concreti per affrontare il dolore emotivo con responsabilità, azione e speranza.

Questo articolo propone cinque chiavi fondamentali per comprendere la salute mentale nell’Islam, alla luce del Corano, della Sunnah e dell’esperienza dei Profeti. Non sono soluzioni semplicistiche, ma principi di orientamento per chi sta attraversando una prova e cerca equilibrio tra fiducia in Allāh e ricerca di aiuto.

1. Non sottovalutarti: la forza interiore nel credente

Troppo spesso i nostri schemi di pensiero diventano dannosi. Arriviamo a credere che i nostri problemi siano insormontabili, troppo pesanti, troppo complessi. Ogni mattina ci svegliamo sentendoci più stanchi e fragili di fronte al dolore.

Eppure, Allāh ci rassicura nel Corano:

“Allāh non grava un’anima oltre quanto può sopportare.” [Al-Qur’ān 2:286]

Come musulmani, sappiamo che Allāh ha posto dentro di noi una capacità reale di affrontare ogni prova, mentale, fisica o spirituale. Cadere in un circolo infinito di pensieri negativi ci fa sentire sconfitti, ma questa non è la prospettiva della fede.

Affrontiamo la sfida ricordando a noi stessi che siamo più forti di quanto immaginiamo. Possiamo chiedere aiuto a un terapeuta, parlare con un medico o consultare professionisti qualificati. Tutto questo non è debolezza, ma responsabilità.

Allāh conosce ciò che siamo in grado di sopportare. A noi spetta mantenere la fiducia che ogni ostacolo può essere superato.

2. Il valore della lotta: sofferenza e crescita spirituale

Ogni profeta che ha camminato su questa terra ha conosciuto dolore, perdita e prova. Eppure erano i migliori nel cuore, nel carattere e nelle azioni. Hanno sofferto di più, ma hanno anche ottenuto di più.

Quando soffriamo, ricordiamo che la prova può essere un segno dell’amore di Allāh. Attraverso il dolore, i ranghi vengono elevati e i peccati cancellati.

Sa‘d ibn Abī Waqqās riferì:

Dissi: “O Messaggero di Allāh, chi sono le persone messe più duramente alla prova?”
Egli rispose: “I Profeti, poi quelli che più somigliano a loro, e poi quelli che più somigliano a loro…” [Tirmidhi 2398]

E il Profeta ﷺ disse:

“Nessuna afflizione colpisce un musulmano – nemmeno una spina che lo punge – senza che Allāh espîi per lui parte dei suoi peccati.” [Bukhāri 5641]

Il profeta Ya‘qūb (‘alayhi as-salām) è un esempio potente di resilienza. Dopo aver perso Yūsuf, pianse fino a perdere la vista. Eppure non perse mai la speranza e si rivolse ad Allāh con sincerità:

“Mi lamento solo davanti ad Allāh della mia disgrazia e del mio dolore.” [Al-Qur’ān 12:86]

Le nostre lotte possono diventare un mezzo di vicinanza ad Allāh. Spesso, nei momenti di tranquillità, diventiamo negligenti; nel dolore, invece, riscopriamo chi ci sostiene davvero:

“Non è forse Lui che risponde all’afflitto quando Lo invoca?” [Al-Qur’ān 27:62]

3. Quando le difficoltà aumentano: il sollievo secondo il Corano

Un principio che emerge dalle storie coraniche è chiaro: spesso le cose peggiorano prima di migliorare. Quando sembra di aver toccato il fondo, il cambiamento è più vicino di quanto immaginiamo.

Quando Ya‘qūb perse anche Binyāmīn, dopo tutto il dolore già vissuto, per molti sarebbe stata la fine. Per lui, invece, fu un segno di speranza:

“Non disperate del soccorso di Allāh.” [Al-Qur’ān 12:87]

Poco dopo, si riunì con entrambi i figli e riacquistò la vista. Allāh spesso apre le porte della Sua misericordia proprio quando la situazione sembra insostenibile. La facilità è vicina, anche quando non appare.

4. La facilità arriverà: affidarsi ad Allāh nei momenti difficili

Allāh non lascia mai il credente in una sofferenza perpetua. La facilità arriva sempre, soprattutto per chi cerca di compiacerLo e di affidarsi a Lui:

“Chi teme Allāh, Egli gli apre una via d’uscita… e Allāh basta a chi confida in Lui.” [Al-Qur’ān 65:2-3]

Le difficoltà legate alla salute mentale possono essere invisibili agli altri. Per questo è fondamentale volere il recupero e renderlo una priorità quotidiana.

Cerca supporto da familiari, professionisti e imam, sii costante e rivolgiti ad Allāh ogni giorno:

“InvocateMi, vi risponderò.” [Al-Qur’ān 40:60]

Non sei solo.

5. Pazienza, preghiera e aiuto professionale

Il primo passo resta cercare un aiuto qualificato. Psicologi, terapeuti e medici sono strumenti leciti che Allāh ha messo a disposizione.

Ma insieme a questo, prendiamoci cura del cuore. Allāh dice:

“Cercate aiuto nella pazienza e nell’adorazione.” [Al-Qur’ān 2:45-46]

La pazienza non è passività. È forza, determinazione e fiducia in Allāh. Il Profeta ﷺ disse:

“Sforzati per ciò che ti è utile, chiedi l’aiuto di Allāh e non sentirti impotente.” [Muslim]

La ricompensa della pazienza è illimitata:

“In verità, ai pazienti sarà data la loro ricompensa senza misura.” [Ibn Abī Dunyā, Al Sabr Wa Al-Thawāb]

Conclusione

Viviamo in un mondo spesso in contrasto con i nostri valori. Questo può minare la nostra identità e la nostra serenità. Ma possiamo alleggerire il peso tornando al ricordo di Allāh, allontanandoci da distrazioni dannose, social media e stimoli nocivi.

Facciamo un passo indietro dal rumore. Avviciniamoci a chi ci può aiutare: familiari, professionisti, imam. E soprattutto, ad Allāh.

Il Profeta ﷺ insegnò questa supplica:

“O Allāh, spero nella Tua misericordia. Non lasciarmi a me stesso nemmeno per un istante.” [Abu Dāwūd 5090]

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